Testi e immagini a cura di Don Marino Dalè, per gentile concessione del Dott. Sandro Barbagallo Resp. Padiglione Carrozze dei Musei Vaticani.

 

Un Treno……papale

Chi si aspettasse, dopo un titolo di tal fatta, un articolo sulle ferrovie pontificie o semplicemente sull’utilizzo del noto  mezzo di trasporto, rimmarrà deluso.  Parlando di “treno papale” si fa riferimento a una serie di carrozze disposte secondo un preciso ordine protocollare ( a seconda delle circostanze)  al fine di garantire un decoroso e , quantum fieri potest, comodo  viaggio all’Augusto pendolare. Parliamo così dei  mezzi  di trasporto dei pontefici. La Chiesa , fin dalla sua origine, è sempre stata definita una società “teandrica” cioè con un aspetto divino ( di cui in questa sede non è  nostra intenzione ragionare) e un aspetto umano. Del risvolto  umano della  Chiesa voluta da Gesù Cristo  fanno parte tutte le istituzioni, i ruoli, le celebrazioni,  gli oggetti che ne hanno caratterizzato  la presenza dalla fondazione fino ai giorni  nostri. Tra le mille “cose” che sono legate ad essa e al suo magistero vi è l’attenzione al viaggio: sia quello semplice ed umile di spostamento da un luogo ad un altro , come quello di una parata solenne in qualche occasione particolare oppure una processione particolare in occasione di qualche festività liturgica. Il viaggio diviene spesso metafora della vita , e in questo caso della  vita della Chiesa “la vita è un pellegrinaggio” ( S.Giovanni XXIII) ; se poi è effettuato con qualche mezzo di trasporto particolare come può  essere la portantina o  la carrozza tutto diviene più  significativo e gustoso per i nostri lettori.     Da queste premesse partiamo alla scoperta di un Museo particolare: il Padiglione delle carrozze annesso ai Musei Vaticani.

Origine del padiglione:

L’attenzione della Chiesa alla conservazione di ogni oggetto legato alla sua missione  ha sempre  favorito l’allestimento di Musei. Tra le innumerevoli raccolte sparse per il mondo, la più  celebre tra tutte è costituita dai  “Musei vaticani”. Nei secoli i Papi hanno curato la raccolta  e la conservazione  di opere e manufatti  . Nel museo più famoso  del mondo troviamo testimonianze dell’espressione artistica e culturale del mondo intero. Non  poteva mancare , pertanto, una sezione dedicata ai mezzi di trasporto dei papi.  Parliamo  del “Padiglione delle Carrozze”, voluto da papa Paolo VI nel  1967, è oggi sezione distaccata del Museo Storico del Laterano ed ha sede all’interno dello Stato della Città del Vaticano in una rimessa sotterranea da pochi anni quasi completamente rinnovata e fruibile dal grande pubblico. Il responsabile della custodia e della manutenzione è il gentilissimo dott. Sandro  Barbagallo che ha accettato di  essere il  mio Virgilio attraverso la scoperta di questi affascinanti mezzi di trasporto, resi ancor più  interessanti dagli Augusti passeggeri che se ne sono serviti nel tempo .

 

 

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Arrivo..

Una calda mattinata romana come solo la Capitale italiana può  offrire è l’inizio di questo percorso.  Nella parte laterale delle grandi mura perimetrali dello stato più piccolo del mondo vi  è il monumentale portale con la scritta “musei vaticani” ( un tempo era l’ingresso, oggi  l’uscita …quando si dicono i cambiamenti di prospettiva…) . Sotto gli occhi un po’ straniti ma non troppo di tanti visitatori (uscendo dai musei hanno nella mente ben altro e senza dubbio cercano di memorizzare le opere più  belle visitate e di riprendere il contatto con la realtà di tutti i giorni) che vedono un prete entrare dall’uscita …  mi dirigo verso un altrettanto monumentale ascensore. L’aggettivo “monumentale” ben si adatta ad ogni oggetto qui collocato. La cabina dell’ascensore porta tranquillamente venti persone come recita la targa dorata al suo interno.. Una scala, un corridoio … e io mi aspetto un ufficio altrettanto “monumentale”. Nulla di tutto ciò. Il simpatico, preparatissimo e cordialissimo dottor Barbagallo di fiere origini siciliane, mi introduce nel suo piccolo regno. Una stanza normale , ordinata. Campeggiano  alcuni diplomi e un computer, fonte di grazia e di informazioni di  ogni genere … solo qualche minuto per sciogliere la tensione e, passando  dal  formale Lei al  più familiare “tu” iniziamo a discorrere del singolare Museo che, pur non essendo unico nel suo genere, è speciale quanto al  contenuto.

La filosofia della  raccolta.

Il “padiglione delle carrozze” non vuole essere solo una “raccolta” di mezzi di trasporto non più in uso da parte dei papi ma ha anche il desiderio di essere una piccola catechesi ( d’altro canto siamo in Vaticano…) sul senso  del viaggio, sull’importanza del  viaggiare nella vita della Chiesa. Basti pensare a Gesù Cristo, divino viaggiatore presentato  dall’evangelista Luca come in cammino  verso Gerusalemme, gli Apostoli sono camminatori di  professione seguendo le  indicazioni del Maestro “ andate in tutto il mondo …” I grandi Santi missionari hanno percorso strade, mari , monti e oceani per portare la buona notizia ad ogni angolo della terra. Anche i successori del principe degli apostoli: i papi, hanno sempre avuto la necessità di spostarsi con i vari mezzi a disposizione. Spostarsi non significa solo fare un tragitto ma, nel caso dei papi, spesso ha significato fare la Storia. Il verbo “viaggiare” è stato coniugato talvolta con quello di “fuggire”, “rapire”, “visitare” “ celebrare” ecc.  La raccolta del padiglione è  una vera e propria manna per gli appassionati  che possono quindi ammirare portantine, carrozze e automobili  che hanno fatto da sfondo ad eventi storici ineguagliabili.  La “Chicca” che attira l’attenzione,  anche se non  è  certo il mezzo più  prezioso qui custodito è  la campagnola bianca in cui stava S.Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 quando venne fatto oggetto di un tragico attentato. La Campagnola diventa immagine di una Chiesa che, seppure ferita, sa rialzarsi e camminare di nuovo .

 

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Gli inizi

I papi, così  come tutti gli altri uomini, per spostarsi hanno usato fin dall’antichità  il più comune dei mezzi di locomozione: il cavallo. Vengono conservati nel museo numerose selle e finimenti per i cavalli usati dai Pontefici. In luogo del cavallo spesso si  optava per le  mule.  Per altri spostamenti più brevi  il mezzo comunemente adoperato dai papi ( invero anche da numerosissimi altri notabili e regnanti) era la Portantina. Una sorta di poltrona inserita in una custodia dotata di appositi anelli e stanghe per poter essere trasportata con al proprio interno il prestigioso passeggero.  Dato il  principio, naturalmente si sono sbizzarriti poi nel tempo i costruttori di portantine e i donatori delle medesime ai papi e ai vari principi. Un particolare che non manca mai ai mezzi pontifici  è lo stemma. Importante elemento distintivo perché permette di individuare con certezza l’utilizzatore del mezzo e anche il periodo di costruzione. Di solito, se il mezzo veniva “riciclato” ad uno stemma ne veniva sostituito il successivo come è accaduto in diversi casi. Ancora oggi troviamo lo stemma sui mezzi utilizzati dal papa.

Le portantine un mezzo antiquato?

Nel Padiglione vaticano sono custodite numerose e particolari portantine. Spontaneamente le associamo a tempi  lontani, a pontefici da libro di storia … pochi sanno che, invece, l’ultimo utilizzatore di portantine fu S.Giovanni XXIII, il papa bergamasco, il papa del Concilio Vaticano II. Siamo negli anni ’60 del secolo scorso. A causa del male incurabile che ormai lo affliggeva e gli rendeva impossibile  percorrere anche brevi tratti a piedi, il papa veniva trasportato con una portantina simile a quelle d’altri tempi. E’ custodita, dotata dello stemma, all’ingresso. Senza dubbio una curiosità che, sebbene, coniugata ad una situazione di sofferenza e dolore mostra come cose antiche e cose nuove tornano utili ai papi pur di non venir meno ai propri impegni e doveri.

 

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Quando i papi iniziano ad utilizzare le carrozze?

Siamo nel ‘500 e precisamente il 27 novembre 1564, Papa Pio IV ( un Medici, detto il  Medichetto)  in un  Concistoro ( riunione) dei Cardinali approfitta dell’occasione per fare una seria reprimenda ai suoi “principi della Chiesa” . Non seguano il pessimo andazzo che sta prendendo piede: l’uso dei cocchi, introdotti dalla Marchesa di Mantova. Li lascino alle femmine e ritornino ad usare i cavalli , visti come un mezzo senza dubbio più virile e adatto alla dignità Cardinalizia . tanto tuonò e tanto si  lamentò che, finalmente, il medesimo  Papa nella riunione dei cardinali del 16 gennaio 1565 annunciava solennemente che Roma trionfava perché i cardinali, lasciati i cocchi, erano tornati ad usare il cavallo. Bei tempi quelli quando un papa si lamentava di qualche abuso e, nel giro di un paio di mesi, tutti si conformavano alla sua volontà…

Come si è detto, i papi si muovevano a cavallo come da tempi immemorabili era uso per gli uomini che si  spostavano.  In epoca “recente” si inizia  a fare uso della più comoda carrozza se tralasciamo appunto lo “scivolone” dei poveri cardinali di Pio IV  . La data “ufficiale” dell’inizio regolare dell’uso della carrozza è associata  a un evento singolare: il “rapimento” di Papa Pio VI da parte di Napoleone. Il Pontefice viene prelevato dal suo palazzo Quirinale e portato fino in Francia sotto la “custodia” di Napoleone.  Da quel momento le carrozze pontificie possono diventare un modo assai singolare per riattualizzare particolari momenti storici che abbiamo studiato a scuola. La  carrozza, utilizzata da Pio VII per fare il suo ingresso in Roma prendendo possesso della Basilica di S.Giovanni in Laterano,  sottolinea un efficace messaggio che il Papa volle trasmettere: “ da Roma hanno portato via il papa in carrozza, ora il suo successore ritorna in carrozza e la vita della chiesa riprende …” (A pensarci bene è il medesimo ragionamento che determina i papi nell’utilizzare oggetti  dei loro  predecessori. Persino papa Francesco , scevro da  ostentazioni inutili e austero nella sua vita, non si separa quasi mai dal  bastone di Paolo VI )  Se ci ricordiamo della “fuga  a Gaeta” di  Pio  IX, qui potremo osservare nel suo ritrovato splendore la berlina che riaccompagnò il pontefice di ritorno dall’esilio dopo la  parentesi della repubblica romana ecc. ecc.

La Storia è fatta di storie

Un antico adagio recita così “La  Storia è  fatta di storie”. Tutto quello che noi reputiamo degno di nota e studiamo a scuola come un prezioso patrimonio culturale possiede diversi modi di approccio. E’ interessante osservare, capire e raccontare  a nostra volta i fatti storici, e nel nostro caso , lasciarci guidare dalle splendide berline e landau papali. Dalla cura nella costruzione, dalla finezza dei particolari  dal fascino complessivo siamo portati con la fantasia, con l’ausilio di impeccabili didascalie e sussidi audiovisivi  in un mondo dove il tempo teneva un altro ritmo,  dove , ieri come oggi, il mezzo di trasporto qualifica il  viaggiatore.

 

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Berlina di Gran Gala

La più antica carrozza qui custodita

Berlina di Gran Gala

Venne realizzata  sotto il pontificato di Leone XII ( Annibale  della  Genga 1823-1829) [1]  e completata sotto Gregorio XVI ( Bartolomeo Cappellari 1831-1846).  Vi è una precisa descrizione della carrozza  nello “inventario delle scuderie Rimesse e sellarie pontifice tanto al Quirinale che al Vaticano”, redatto nel gennaio 1841 “ Prima Carrozza di gran gala di sua Santità, è il pezzo più straordinario della collezione. Costruita per essere tirata da sei cavalli, non ha posto per il guidatore poiché veniva condotta da tre postiglioni con guida alla “Daumont” .  Si deve notare che il tipo di guida della carrozza pontificia fu scelto per evitare che il cocchiere desse le spalle al papa e stesse  a un livello  a lui superiore.  All’interno il trono papale con dirimpetto tre sedili  per i dignitari  accompagnatori del Papa. Vi sono sette aperture per  la luce. Il cielo è decorato con la colomba dello Spirito Santo in fili dorati. Alla sommità della  medesima vi sono otto pennacchi. I pennacchi erano gli elementi distintivi della carrozza papale. Stavano a significare in quale mezzo viaggiava il pontefice e quale grado di  solennità era previsto da un rigido protocollo ( se pensiamo che  ai tempi non esistevano lampeggianti e sirene… il sistema dei pennacchi risultava essere  un ottimo sistema di riconoscimento…)  Nel 1841 il valore stimato della carrozza iscritto in un inventario fu di 12250 scudi papali. Una cifra da capogiro. La splendida carrozza di Gran Gala non venne mai usata da Leone XII ma da Pio VIII per la presa di possesso della basilica Lateranense il 24 maggio 1829.  Questa berlina non venne più usata dopo il 1870 ,  dopo la Breccia di porta Pia. Evidentemente non vi erano più motivi per usare una berlina di Gran Gala per un pontefice che era stato privato di tutti i suoi stati e della sua sovranità temporale. ( Se oggi , dopo più di un secolo, può sembrare cosa da poco conto, si pensi all’eco che ebbe in quei tempi il vero e proprio “sopruso” subito dal papa con un’invasione vera e propria) . Il tocco simpatico legato a questa berlina  è dato dalle numerose esclamazioni di bambini che la ammirano stupiti:  “ la carrozza di Cenerentola…”

 

 

Berlina di Gala

Berlina di Gala con Trono

Berlina di Gala con Trono  

È internamente predisposta come una “sala del trono” la splendida Berlina Pontificia di Gala risalente al pontificato di Leone XII, al secolo Annibale Sermattei della Genga, rimasto sul Soglio di Pietro dal 28 settembre 1823 al 10 febbraio 1829. Realizzata a Roma probabilmente verso la fine del 1825 per essere trainata da quattro cavalli, i suoi costruttori furono gli affermati Fratelli Casalini, fabbricanti e negozianti di carrozze rinomati non solo in Italia, ma anche all’estero, i cui laboratori si trovavano in via Margutta, nei pressi di Piazza di Spagna, ed erano in grado di costruire ogni tipologia di carrozza. La loro firma compare infatti sui pignoni delle ruote. Sormontata da quattro pennacchi, che secondo il protocollo distinguono il “Servizio Pontificio” di alcune cerimonie solenni, al suo interno, interamente tappezzato in damasco di seta cremisi, è posizionato un trono sovrastato da un capocielo, finemente ricamato a rilievo in filo d’argento, con la rappresentazione della colomba dello Spirito Santo al centro di una raggiera d’oro. Realizzata in legno e metallo, essa è magnificamente decorata con intagli dorati in ogni sua parte. Mentre il telaio a otto balestre (quattro ellittiche e quattro alla Polignac) è scolpito e dipinto di rosso con bordi in oro, l’imperiale, verniciato nero, è finemente decorato da una fascia a racemi d’acanto monocromi. Il coronamento, poi, è arricchito da un fregio in bronzo dorato composto da serafini alternati a motivi vegetali. Fregio che ai quattro angoli, in corrispondenza dei pennacchi a foglie d’acanto, presenta le chiavi decussate e il triregno, simbolo dell’autorità pontificia, sorretto da figure semi-vegetali. Di damasco in seta cremisi è tappezzata anche la serpa per il cocchiere, che si trova innalzata quasi al livello del tetto dell’imperiale, lasciando appena intravedere una delle tre finestre che danno luce al suo interno. Le altre due fanno parte delle portiere, dove compaiono gli stemmi del beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa dal 1846 al 1878) e di san Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, papa dal 1903 al 1914). Lo stemma di san Pio X, in particolare, ci testimonia che questa Berlina è stata dunque utilizzata per cerimonie solenni fino agli inizi del Novecento.

 

 

La “Berlina di Gala con Trono” (inv 45556) .

La sua  costruzione risale al 1850 circa. È l’anno del ritorno a Roma del Pontefice Pio IX dopo la rocambolesca “fuga a  Gaeta”  Nel 1848, il papa dovette lasciare la sua città sotto mentite spoglie per giungere a Gaeta, sotto la Giurisdizione del re di Napoli Ferdinando II. Il 16 novembre 1848  il papa aveva detto chiaramente in una riunione “lascio tutto e me ne vado”…. Tralasciando le concitate ore di quei momenti, fatte di consultazioni febbrili tra le varie cancellerie europee, ci  sembra di vedere la figura rubiconda di papa Mastai Ferretti che , valutando un vantaggio per sé e per il popolo romano la sua partenza dall’Urbe , dà approssimative indicazioni ai collaboratori, si fa aiutare dal cameriere, depone la veste bianca, indossa una semplice tonaca nera da prete, esce dal Quirinale ( residenza del papa a quel tempo) con una carrozza anonima chiusa, si fa accompagnare davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Marcellino, dove sta ad aspettarlo il conte SPAUR, ambasciatore di Baviera. Salito nella carrozza di quest’ultimo, il Pontefice si dirige  verso il confine napoletano per giungere a Gaeta. E’ la sera del 24 novembre, il resto è storia conosciuta. Terminata la buriana della “repubblica romana”  Il papa programmò un lento rientro a Roma. Soggiornò a Portici dal 7 settembre fino al 4 aprile 1850. Poi si mise in viaggio, toccando varie località dello Stato per otto giorni. Fece il suo ingresso nell’Urbe il 12 aprile 1850. Acclamato dalla folla, si diresse in Vaticano, scelto come sua nuova residenza in luogo del Quirinale. Pareva a Pio IX che si  avverasse il celebre passo del salmo 125  che recita così “Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.” Evidentemente, ritornando, il pontefice non immaginava quali e quanti  dolori lo attendessero, fino alla decisione di rimanere chiuso in Vaticano all’indomani della “Breccia di porta Pia”. Da quel  momento l’uso delle carrozze per lunghi viaggi conosce una evidente battuta d’arresto.

 

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Berlina del Cardinale Lucien Louis Bonaparte

 

 

BERLINA DEL CARDINALE LUCIEN  LOUIS BONAPARTE

La Berlina fu assemblata nel 1868 da Gaetano Peroni, come da placca sulla carrozza, su ordine di Napoleone III.

La carrozza porta l’incisione del blasone del cardinale Lucien Louis Bonaparte al quale appartenne prima di essere donata a Papa Leone XIII (Gioacchino Pecci 1878-1903).

Fu donata al cardinale il 13 marzo 1868 da suo cugino, l’imperatore Napoleone III, che lo aveva tenuto a battesimo.

La carrozza fu costruita in Francia e assemblata in Italia da Gaetano Peroni che lavorò spesso presso le scuderie papali e che vi pose la placca con il proprio nome accanto al blasone papale; la placca porta l’insegna di Napoleone, ossia un’aquila con corona. La corona sovrastante l’aquila potrebbe significare che il cardinale sia stato ammesso nella famiglia reale.

 

Cerimoniale della presa di Possesso della Basilica lateranense di papa Leone XII ( un trionfo…)

Sull’uso di cavalcature, mule, carrozze ecc.  si può vedere un interessante scritto  “ preciso cerimoniale della incoronazione e solenne possesso nella basilica lateranense del nuovo Papa Leone XII” , Venezia 1823. Che qui di seguito riportiamo nella parte che riguarda la “cavalcata” per raggiungere la Basilica di S.Giovanni in Laterano.

“Incomincia  la solenne cavalcata dal palazzo Vaticano; e precisamente dalla sala de’ paramenti, ove trovansi già tutti i signori Cardinali, ed il Papa prende la stola preziosa, ed il pontificale. Precedono alcune coppie di Cavalleggieri. Vestite colle loro casacche, pennacchi al cappello di piume bianche e rosse, e lance innalzate per liberar la strada da qualunque imbarazzo. Sieguono immediatamente quattro cavalieri detti lance spezzate, vestiti con armatura di acciajo; indi il foriero maggiore, ed il cavallerizzo, i valigieri de’  Cardinali a due a due colle valigie de’ loro padroni posate sull’arcione della sella, e di poi li mazzieri di essi colle mazze posate nella stessa maniera; i gentiluomini, e familiari de’  Cardinali medesimi unitamente co’ cavalieri romani, il sartore, il fornaro, il barbiero, ed il custode degli orti pontificj; gli scudieri in abito, e cappuccio piegato di color rosso; dodici chinee ricoperte di nobili  valdrappe di velluto rosso trinate di oro, e colle armi in ricamo de’ Pontefici, a’ quali sono state presentate: la lettiga papale di velluto cremisi guernita di oro seguita dal  maestro di stalla: i trombetti dei cavalleggeri; i camerieri, che si dicono “extra” con cappe rosse, e cappuccio; gli ajutanti di camera del papa con cappe rosse, e  gran cappuccio ornato di pellicce bianche; i cappellani  comuni, mons. Fiscale di Roma e mons. Commissario della camera in abito e cappuccio paonazzo; i cappellani segreti, gli Avvocati concistoriali coll’abito del loro collegio, i camerieri di  onore detti di spada, e cappa; i camerieri di onore in mantellone, i camerieri segreti  secolari, e di poi i togati, i principi, e baronaggio romano in abito da città alla romana, avendo seco i Principi e i  Duchi i loro paggi a piedi, il decano, e servitori con livree di gala; quattro camerieri segreti del papa togati più anziani con quattro cappelli pontificali di velluto cremisi inalzati sopra piccole aste ricoperte dello stesso velluto; il Capitano della Guardia Svizzera con nobile armatura, e sei de’ svizzeri armati; i Prelati abbreviatori “de parco majori2 ( che è un uffizio vacabile della Cancelleria) con cappucci, e cappelli semi pontificali sopra mule bardate di color nero; i Prelati votanti di segnatura, i Chierici di camera, il maestro del S.Palazzo, che fa corpo insieme con  gli uditori di ruota, e questi sono coperti di mantelli grandi, cappucci e cappelli pontificali sopra mule bardate di paonazzo. Segue monsignor Governatore di Roma alla destra del gran Contestabile Colonna servito da’  suoi paggi, decano, e staffieri; maestri di cerimonie pontificie, a’ quali vien dietro l’ultimo Uditor di Ruota con la croce papale, ed egli è in rocchetto, mantellone, cappuccio, e cappello pontificale sopra la mula bardata di forni menti paonazzi ed ha a’ lati due maestri  ostiarii: sieguono il decano, ed il sotto-decano del Papa in abito nero con ombrello aperto nelle mani, ed accompagnati da palafrenieri. Vedesi  poi distribuita in due lunghe file laterali la Guardia svizzera con pettorale di acciajo, parte armata di alabarde, e parte con grandi  spadoni, ed in mezzo ad essi il Sommo Pontefice dentro una nobile lettiga aperta da tutte le parti;  ovvero a cavallo sopra un cavallo bianco riccamente bardato, come per lo più suole praticarsi. E qui conviene avvertire,  che quando il Papa cavalca, in tale occasione è  servito al  freno sino  all’obelisco, che si  erge in mezzo del gran teatro Vaticano, dal suddetto gran Contestabile, il quale poi va  a porsi nel luogo sopra indicato. Partito esso subentrano i Conservatori e Priore del popolo romano vestiti co’ loro ruboni di lama d’oro, ed esercitano questo rispettoso ufficio ( che in altri tempi non ricusarono  di esercitare gli stessi imperatori) per tutto il restante della strada sino  all’ingresso del portico della Basilica lateranense. E’ inoltre servita la  Santità Sua da 24 paggi in vago  abito di lama d’argento con finimenti corrispondenti al loro grado, poiché scelti sono tra la nobiltà più florida, ed alla maestà di questa cavalcata, la quale in ogni sua parte non spira, se non che grandezza, e magnificenza: sieguono quindi i maestri di strada co’ soliti loro ruboni, i  cavalieri della guardia, ed i  mazzieri pontificj, sei de’ quali montati sopra cavalli scorrono innanzi e indietro per la cavalcata per accudire al buon ordine di essa; poiché tutti gl’indicati dopo gli ostiarii fin qui marciano a piedi. Viene appresso il maestro di camera di S.S. in rocchetto, mantelletta e mantello competente al suo rango, col coppiere, e segretario d’ambasciata a’ lati, che rivestiti sono di cappe rosse; segue il medico alla destra del caudatario; indi due aiutanti di  camera in cappa  colle valigie, e due scopatori segreti col servizio di  Nostro Signore. La sedia scoperta retta da due cavalli, ed un’altra portata a mano da sediarj pontificj: quindi a due a due per ordine di anzianità sopra mule bardate alla  pontificale in rosso con ornamenti di metallo dorato, facendogli ala la guardia svizzera, cavalcano i  signori  Cardinali in cappe rosse co’ loro cappucci, e cappello cardinalizio in  testa preceduto ciascheduno da due palafrenieri a piedi con bastoni dorati colle insegne gentilizie de’  loro rispettivi padroni, ognuno de’ quali è seguito dall’altra rispettiva servitù colle proprie  livree nobili.Vengono  dietro de’ cardinali i Prelati di ogni ordine,  trai quali l’Uditore della camera, monsignor Maggiordomo, ed il tesoriere, i protonotarj apostolicj, ed i referendari dell’una e dell’altra segnatura. Dopo di questi vedesi la carrozza di sua Santità dietro la quale cavalcano le due compagnie de’ cavalleggeri precedute da’ loro Capitani in ricca sopravveste, ed armatura di acciaio e questi hanno in mezzo il vexillifero con bandiera spiegata. In vicinanza del Castel S.Angelo la Santità Sua è salutata collo sparo dell’artiglieria della fortezza, e quindi proseguendo il viaggio per la strada papale, allorchè trovasi sulla piazza del Campidoglio, il senatore di Roma in veste lunga senatoria in tela d’oro, collana d’oro, e scettro di avorio nella destra, ed accompagnato da’ suoi collaterali e ministri, gli si inginocchia dinanzi, e con una breve perorazione, che indica la sua obbedienza, e del Popolo Romano, gli augura prospera e lunga vita. Brevissimamente a ciò risponde il Papa, e quindi prosiegue il viaggio per la gran cordonata, e per l’arco eretto in campo vaccino, sino  alla  piazza di S.Giovanni. In qualche vicinanza della Basilica, gli si fa incontro processionalmente quel capitolo, e clero con sinnichio, le due solite croci inalzate ciascheduna tra due ceroferari, e li due padiglioni, seguito dal Cardinal Arciprete, ma subito ritrocede col medesimo ordine, ed entra nel gran portico, ove si trattiene sin a tanto che di smontati tutti da cavallo vi entra Nostro Signore ( il papa )  per la cancellata di mezzodi………”  (  la descrizione continua con la cerimonia…)

I “carrozzieri pontifici”

Data l’importanza e il prestigio dell’Augusto viaggiatore non potevano  essere scelti che i migliori costruttori di Carrozze. Si distinguevano in quel tempo i fratelli Casalini ( Roma 1845)  di origine faentina di cui abbiamo notizie in un “dizionario di erudizione”[2] che ci riferisce come i F.lli Casalini  con le loro realizzazioni nulla abbiano a invidiare ad analoghe realizzazioni a Milano, Parigi e Londra  Oltre ai F.lli Casalini si distingue anche il carrozziere Gaetano Peroni ( Roma 1824).

 

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Le simbologie utilizzate

L’apparato decorativo delle carrozze segue due binari: quello meramente ornamentale  e quello più propriamente simbolico. Vale la pena ricordare, come già è stato fatto, la presenza dello stemma del pontefice e di varie figure allegoriche che rimandano al ministero del Pontefice o al mondo della fede in generale ( virtù  cardinali e teologali) ecc …  Il colore delle tappezzerie è il rosso e dorato ( colori tipici papali) , il numero dei  pennacchi sovrastanti è legato ad una precisa convenzione per distinguere il tipo di solennità della cavalcata.  Non manca sulla tappezzeria del cielo della carrozza il rimando alla colomba dello Spirito Santo.

Il primo filmato di un papa in carrozza Leone XIII

Su youtube  troviamo il più  antico filmato di un pontefice in carrozza: Leone XIII, la stessa carrozza custodita oggi nel padiglione delle carrozze. (https://www.youtube.com/watch?v=kGIqAauI7gI)

L’ultimo viaggio : una lettiga e due mule….

Trasporto solenne dei papi deceduti al Quirinale

Finché durò il potere temporale dei papi, molti di essi morirono nella sede politica dei pontefici (quella spirituale era il Vaticano), il Quirinale, detto una volta anche Palazzo di Monte Cavallo. Il primo della serie a risiederci e a morirci fu Sisto V (+1590); Gregorio XVI (+1848) fu l’ultimo.

Dopo che i chirurghi avevano compiuto il macabro ufficio finalizzato all’imbalsamazione dell’apertura del cadavere del papa per l’estrazione dei precordi, lo si vestiva con sottana di lana o di seta bianca, fascia serica, rocchetto, mozzetta cremisi in genere bordata d’ermellino sulle spalle e camauro cremisi ermellinato, pantofole rosse con croce in conottiglia d’oro sul dorso, crocifisso e rosario fra le mani; talora gli si poneva la stola. Sistemato il corpo su una barella elegantemente adattata a bara, sediari e palafrenieri lo portavano a spalle generalmente nella Sala del Concistoro del palazzo. L’augusta salma allora veniva adagiata sopra un letto funebre foderato di una coltre rossa di pesante broccato, bordata di ricami dorati, il tutto sormontato da un pesante baldacchino dello stesso tessuto della coltre. Ai quattro lati quattro grossi ceri. Così rivestito e composto, custodito dalle guardie nobili, all’incessante salmodiare dei penitenzieri, veniva lasciato alla venerazione o curiosità del popolo romano.: <<La sera, a un’ora circa di notte [sic!], aveva inizio il trasferimento dal Quirinale verso la Cappella Sistina vaticana. Il corpo era posto in una magnifica lettiga, ed all’uscire dalla sala se ne copriva il capo con il cappello rosso. Giunto a piè delle scale, era trasportato processionalmente dal Quirinale al Vaticano, seguendo l’itinerario di San Silvestro, Monte Cavallo, piazza Venezia, Cesarini, Parione, Banchi, Ponte Sant’Angelo e Borgo Nuovo…

Il corteo era formato ordinatamente da queste figure:

<<Cavalleggeri incaricati di tenere le strade sgombre dalla folla; famigli della stalla pontificia con torce a vento; parte della guardia svizzera col suo capitano a cavallo ed un ufficiale in mezzo a due altri che portava la bandiera piegata ed una spada appoggiata alla spalla; un maestro di cerimonie a cavallo; molti palafrenieri di Palazzo a piedi con livree rosse e ferraioli pavonazzi e con in mano torce accese; la lettiga, foderata di panno cremisi con trine d’oro, aperta da tutti i lati fuorché di dietro, trainata da due mule bianche, entro cui stava adagiato il corpo esanime del papa vestito come s’è detto sopra. Circondavano il feretro, recitando preci, i padri Penitenzieri di s. Pietro con altre torce accese, e i lettighieri di sua Santità che camminavano a lato della bara. Alla lettiga faceva ala pure la guardia svizzera, cui seguivano le alabarde, che chiudevano in mezzo i Decani del defunto, con torce accese ed il maestro di stalla a cavallo. In appresso sette carri tirati da cavalli, con altrettanti pezzi di cannoni e con gli Svizzeri a fianco, che portavano moschetti e miccia accesa su le aste. Chiudevano il lungo corteo due compagnie di cavalleggeri e di corazzieri coi loro ufficiali alla testa: i primi con banderuole avvolte sulle aste e la pistola con la bocca rivolta a terra, e gli altri con busti di ferro e spada nuda con punta parimente in basso: ambedue con le proprie insegne avviluppate nelle aste. Durante il percorso le trombe suonavano in sordina, e battevano i tamburi scordati…>>.

Artaud de Montor  il 22 agosto 1823 assiste incantato al trasporto della salma di Pio VII, e, con qualche variante annota: <<Alle ore nove della mattina del susseguente giorno 22, il Papa venne trasportato al Vaticano. Il corteggio, preceduto da uno squadrone di cavalleria e dal numeroso stuolo de’ suoi servitori con torce accese, inoltravasi lentamente fra mezzo alla calca: era composto principalmente dalla guardia nobile, dalla guardia civica, dalla guardia svizzera e dai diversi corpi della guarnigione di Roma, con sette pezzi d’artiglieria e loro cassoni. Seguiva il corpo del pontefice, col viso scoperto, su una lettiga sormontata da un baldacchino e portata da due mule. I primari officiali della sua casa ed i dodici penitenzieri di San Pietro l’attorniavano, ma non era accompagnato da nessun altro sacerdote in abito ecclesiastico, né sentivasi alcun canto religioso. La testa era coperta del cappello pontificio. Al suono di una musica guerriera, e con un apparato che sembrava annunziare i funerali d’un generale d’eserciti piuttosto che quelli d’un sommo Pontefice, Pio VII entrò in San Pietro: ma tale è l’uso>>.

 

Con questa descrizione di una cavalcata d’altri tempi si conclude il nostro breve tour non solo al padiglione delle carrozze dei musei Vaticani ma anche in un mondo in cui Divino e umano si incontrano, in cui cavalcare, camminare, incedere, mostrare, ostentare diventano  verbi (quasi) necessari a sostenere un ministero unico al mondo come quello di Pietro.

Don Marino Dalè. (Per info. dmsd1969@gmail.com )

 

[1] I documenti, pur lacunosi, attestano il coinvolgimento, tra il settembre 1823 e il luglio 1827, di Gaetano Peroni facocchio, Giuseppe Autela cassarolo,  Felice Eugeni metallaro, che lascia il suo nome, con la data del 1826, sul rilievo raffigurante la Fede,  Lorenzo Marcucci intagliatore, Giuseppe Cugiani sellaro (anche per i finimenti), Vitale da Tivoli mercante di tessuti, Teresa de Andreis vedova Willaum trinarola,  Benedetto Salandri ricamatore Gabriele Ferrari doratore.

 

[2] Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storica da S.Pietro ai nostri giorni, Venezia 1843