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VECCHI  RICORDI  DEL  MONDO  AGRICOLO  FERRARESE

Sintetico, chiaro e di grande effetto il lungo corridoio che racchiude in soli 50 metri la storia del trasporto su ruota alternando Calessi e Birocci, Carri e Carrozze, per terminare con la mitica Balilla;  150 anni di evoluzioni tecnologiche che hanno cambiato lo stile di vita di due generazioni. Iniziamo a curiosare attraverso i grandi e ordinati spazi di questo interessante Museo del Mondo Agricolo Ferrarese in compagnia della Sig.ra Maria che in veste di Guida ci aiuterà a scoprire alcune interessanti curiosità.

IL BRUM firmato M. FIORINI & La nostra Guida Sig.ra MARIA

IL BRUM firmato M. FIORINI & La nostra Guida Sig.ra MARIA

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I VIAGGI  SU STRADA

Partiamo con il classico Calesse, l’utilitaria dei nostri nonni, chiamato con tanti nomi abbinati allo scopo ed al dialetto locale (Biroccino, Military, Domatrice ecc.) rappresentava il mezzo più pratico e veloce per gli spostamenti dell’epoca. Abbinato ad un veloce Trottatore animava le scommesse della domenica mattina tra i giovani appassionati delle “criniere al vento”.  A poca distanza un “classico” quattro ruote chiamato Pistoiese o Dottorina , come lascia presagire il nome stesso, era per lo più utilizzato da medici, veterinari o fattori per i loro spostamenti quotidiani. Molto leggera e maneggevole dotata quasi sempre di una “cappottina o mantice” per ripararsi dalla pioggia, aveva un comodo sedile ben imbottito che permetteva una seduta comoda ed una guida rilassata.

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ALTRO COSTRUTTORE  DI  CALESSI DI FORLI'

ALTRO COSTRUTTORE DI CALESSI A FORLI’, MARIANI AMEDEO

Primo della lunga fila il Coupè o Brum qui rappresentato da un modello in legno naturale costruito dalla nota Carrozzeria  Marco Fiorini di Bologna. La più classica vettura “di piazza” in servizio fino ai primi anni del 900, cercò invano di contrastare l’avvento delle automobili . Questo modello tra i più diffusi in Europa venne ideato in Inghilterra nel 1838 da Lord Brougham e arrivò in Italia con il nome di Brougham,  venne ribatezzato  in Brum nell’area padana da cui prese anche l’appellativo il suo conducente che venne chiamato in molte zone “Brumista” per indicare il vetturino di piazza.  Questo in particolare veniva usato anche per le lunghe percorrenze, tenendo presente che “ai tempi” con due buoni cavalli attaccati in pariglia, si potevano percorrere una ventina di chilometri in poco più di un’ora.

UN FABBRICANTE DI CARROZZE CHE  NON  CONOSCEVAMO

UN FABBRICANTE DI CARROZZE CHE NON CONOSCEVAMO, AGOSTINO CARAVITA di BAGNACAVALLO

SOPRA  IL  CARRO  "LA CASTELLATA " VENIVA  UTILIZZATA  COME  UNITA' DI MISURA

SOPRA IL CARRO “LA CASTELLATA ” VENIVA UTILIZZATA COME UNITA’ DI MISURA

IL  PEZZO FORTE  DEI CARRI  ERANO LE DECORAZIONI

IL PEZZO FORTE DEI CARRI ERANO LE DECORAZIONI

 

IL  LAVORO  NEI  CAMPI

Anche nelle campagne prima dell’avvento della meccanizzazione, il trasporto era affidato agli animali, tra essi si preferiva il bue, più lento del cavallo ma più forte e costante nel lavori agricoli. Infatti solo grazie alla loro forza potevano spostare i robusti e massicci Carri agricoli che non pesavano mai meno di 500 Kg. Carri che in molti casi venivano costruiti appositamente per uno specifico uso come questo rarissimo esemplare di Carro-botte.

UN' OPERA  D'ARTE  SU  RUOTE ,  IL  CARRO-BOTTE

UN’ OPERA D’ARTE SU RUOTE , IL CARRO-BOTTE

LA  FOTO DELL'EPOCA  ED IL CARRO ARRIVATO  INTATTO  AI  GIORNI  NOSTRI

LA FOTO DELL’EPOCA ED IL CARRO ARRIVATO INTATTO AI GIORNI NOSTRI

PER I TRASPORTI  NON  PESANTI  MA INGOMBRANTI  IL CARRETTO AVEVA UNA  PROTEZIONE IN FERRO SULLE STANGHE PER SALVAGUARDARE LA GROPPA DELL'ANIMALE

PER I TRASPORTI NON PESANTI MA INGOMBRANTI IL CARRETTO AVEVA UNA PROTEZIONE IN FERRO SULLE STANGHE PER SALVAGUARDARE LA GROPPA DELL’ANIMALE

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